Le ammiraglie tedesche e le Citroen

Aperto da velvet, 04 Agosto 2011, 14:39:44

0 Utenti e 0 Visitatori stanno visualizzando questa discussione.

velvet

Sempre più spesso leggo su questo forum prese di posizione verso le "ammiraglie teutoniche" considerate antipatiche, emblemi di prevaricazione e prepotenza, simboli di potere decadente o oggetti da esibire con cafonaggine.

La cosa mi fa sorridere, perché viene da persone che non hanno mai vissuto la DS (considerata storicamente l'ammiraglia per eccellenza della casa) ai suoi tempi e non hanno la minima idea di come fosse vista dalla gente comune, ne' tanto meno di come venivano viste le persone che l'acquistavano nuova.

Una recente ri-visione del capolavoro di Elio Petri "la classe operaia va in paradiso" (1971) interpretato da un gigantesco Gian Maria Volontè ci viene in soccorso, e ci fa vedere come l'auto prescelta come mezzo di trasporto per l'ingegnere-dirigente e schiavizzatore di operai a cottimo fosse proprio una DS. Non una scelta casuale, perchè in quel film strepitoso nulla è casuale, ma sicuramente frutto di un sentire "sociale" di quel periodo.

Non una Lancia, non una Fiat 130, non una Mercedes ma bensì una vistosa DS rossa che finisce demolita a martellate mentre tenta di sfondare il picchetto degli operai, come simbolo del più bieco capitalismo mangiauomini.

Non esistono ammiraglie buone ed ammiraglie cattive. Quando le Citroen avevano successo in tale segmento erano considerate alla stessa stregua di come molti oggi considerano le tedesche, ne più ne' meno.

A noi possono piacere di più le Citroen, e su questo non si discute, ma tutte le implicazioni sociali e comportamentali di cui spesso leggo trovo siano del tutto insensate.


XMan

Citazione di: velvet il 04 Agosto 2011, 14:39:44
Sempre più spesso leggo su questo forum prese di posizione verso le "ammiraglie teutoniche" considerate antipatiche, emblemi di prevaricazione e prepotenza, simboli di potere decadente o oggetti da esibire con cafonaggine.

La cosa mi fa sorridere, perché viene da persone che non hanno mai vissuto la DS (considerata storicamente l'ammiraglia per eccellenza della casa) ai suoi tempi e non hanno la minima idea di come fosse vista dalla gente comune, ne' tanto meno di come venivano viste le persone che l'acquistavano nuova.

Una recente ri-visione del capolavoro di Elio Petri "la classe operaia va in paradiso" (1971) interpretato da un gigantesco Gian Maria Volontè ci viene in soccorso, e ci fa vedere come l'auto prescelta come mezzo di trasporto per l'ingegnere-dirigente e schiavizzatore di operai a cottimo fosse proprio una DS. Non una scelta casuale, perchè in quel film strepitoso nulla è casuale, ma sicuramente frutto di un sentire "sociale" di quel periodo.

Non una Lancia, non una Fiat 130, non una Mercedes ma bensì una vistosa DS rossa che finisce demolita a martellate mentre tenta di sfondare il picchetto degli operai, come simbolo del più bieco capitalismo mangiauomini.

Non esistono ammiraglie buone ed ammiraglie cattive. Quando le Citroen avevano successo in tale segmento erano considerate alla stessa stregua di come molti oggi considerano le tedesche, ne più ne' meno.

A noi possono piacere di più le Citroen, e su questo non si discute, ma tutte le implicazioni sociali e comportamentali di cui spesso leggo trovo siano del tutto insensate.



Per quanto mi riguarda la mia antipatia verso le crucche è dovuto agli altissimi costi d'acquisto, troppo elevato per quanto ti viene dato di serie e per una qualità forse superiore ad altri costruttori, perchè poi finiscono anche loro sul carro attrezzi.
In pratica molto del prezzo è dato dal nome anche se onestamente sono meglio di quelle di casa nostra.
[:prosit] [:hello]
XMan
XM2.5TRD \Exclusive\"98     C5 VSX 2.2 HDI \Automatic\"02

velvet

Il "nome" non te lo regala nessuno, te lo devi conquistare. E stai anche poco a sputtanartelo se freghi la gente a lungo.

Tralasciando i gusti personali (non ce n'è una che comprerei) non si può negare che la fama qualitativa le tedesche se la siano creata sul campo. Che poi in molti casi specie negli ultimi anni ci marcino può essere sicuramente.

Ma a Cesare quel che è di Cesare....

robyazz

#3
Caro Rob, sono assai sorpreso nel vederti lanciato in argomentazioni 'sì grossolane e "luogocomunistiche" (per non dire luogocomuniste  ::)).
Adesso vediamo di non esagerare e buttare nel calderone le Signore Citroen con le Cafone tedesche, perchè, spiacente, il paragone non regge nemmeno a voler essere iper comprensivi con le tue strampalate tesi spazio-temporali.
Secondo questa linea di ragionamento, ogni ammiraglia o qualsiasi vettura con un importante prezzo di acquisto che superi le possibilità di un operaio o di un impiegato, è di per sè stessa un simbolo di protervia, ricchezza e prepotenza: beh, bella scoperta  ;D !!!
Credo di avere qualche anno più di te e un pezzo di epoca in più delle DS l'ho vissuta in diretta, anche perchè un mio zio di primo grado, vedi un pò, notaio, ne aveva una sulla quale ho scorrazzato parecchio durante i miei rientri estivi in Sardegna. Era infatti la vettura dei notai, dei dottori, degli avvocati e anche di qualche industriale, anche se credo proprio che già qui la percentuale calasse considerevolmente rispetto alle altre categorie borghesi e comincia a chiederti perchè (ricordo invece distintamente che la 130 dai padroni era apprezzata assai, checchè ne raffiguri in una scena cinematografica il buon Petri !). Esistevano già le Mercedes e le BMW (per fortuna non ancora le Audi, almeno a questo livello) che, oggi come allora, in quanto a cafonaggine e banalità davano a Citroen tonnellate di punti ed erano considerate totem dell'ostentazione nè più nè meno della Dea. Ma lo stile..beh... [A:spa]
Diciamo che socialmente, per raffigurare la situazione alla Altan, l'ombrello entrava sempre nel medesimo punto, ma per la DS vi era comunque un elegante e morbido svolazzo anticipatorio e una buona dose di vaselina...ho reso l'idea ? Andare oltre in modo più esplicito violerebbe la policy del forum e scatenerebbe inevitabili discussioni politiche e classiste.
La Dea era, comunque la si volesse guardare, un'auto creativa, fantasiosa, unica, elegante, strabiliante, lapalissianamente destinata a classi facoltose ma che destava sincera ammirazione e stupore a livello generale, anche se poi le declinazioni ID e D, la resero anche un bel pò più "popolare", sempre più della attuali Audi che, è vero, vengono comprate magari a rate anche dall'ultimo dei travet che rinuncia al pasto quotidiano, ma rozze, cafone e squallide, come nessunissima Citroen alto di gamma è mai stata e, spero, riuscirà mai ad essere (anche se purtroppo prevedo il peggio...). Dimmi tu sei puoi in coscienza accostare anche uno solo degli aggettivi spesi qui sopra agli attuali crucchi forni crematori ambulanti !!
Per cui, caro Rob, cerchiamo di non banalizzare almeno quel che di buono Citroen ha lasciato di sè con simili insultanti paragoni, credo che la storia della marca lo esiga al di là dei gusti e delle opinioni personali che non devono trascendere i dati di fatto, almeno in casa nostra: nei bar e nei forum generici, già tutto è possibile...
e tralascio la parte sulla presunta qualità tedesca (ormai moooolto sbiadita) di cui in fondo non mi frega granchè.  
BLOCCO EURO 0, IMBROGLIO VERO

Citroen C5 Break 2.0 i 16V Exclusive Automatic GPL 2006 / D Super5 GPL 1974 / Jaguar S-Type 3.0 V6 2000

MarioCX

...allo stesso modo prese il calice...

La mia opinione è nota per essere stata espressa in più occasioni e non voglio fare come il prete alla domenica che ripete mezzo stordito per la milionesima volta la stessa zuppa.
Lui si è rotto gli zebedei e guarda lo scollo della fanciulla innanzi al pulpito, io pure solo che innanzi a me c'è un poster di un vecchio concerto degli Stones.

Condivido in toto le osservazioni di Vel (forse indotte da una mia recente osservazione sulla percezione della DS all'epoca), però voglio quotare in particolare questa:

Citazione di: velvet il 04 Agosto 2011, 14:39:44
....interpretato da un gigantesco Gian Maria Volontè

Gigantesco.
Il De Niro del cinema italiano.

Purtroppo è stata interrotta la recente collana in edicola di pubblicazione di gran parte dei suoi film.
Da non perdersi almeno:

- Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto.
- Banditi a Milano.
- Giordano Bruno.
- Cristo si è fermato a Eboli.
- Sbatti il mostro in prima pagina.



velvet

Citazione di: MarioCX il 05 Agosto 2011, 08:36:42

Lui si è rotto gli zebedei e guarda lo scollo della fanciulla innanzi al pulpito, io pure solo che innanzi a me c'è un poster di un vecchio concerto degli Stones.





Standing ovation per Mariù.

In merito a Volontè aggiungerei alla lista consigliata anche Il caso Mattei di Francesco Rosi.

velvet

Citazione di: robyazz il 05 Agosto 2011, 00:51:28
Caro Rob, sono assai sorpreso nel vederti lanciato in argomentazioni 'sì grossolane e "luogocomunistiche" (per non dire luogocomuniste  ::)).


Me ne farò una ragione, anche del fatto che non hai colto il filo del ragionamento ma ti sei arroccato sulla difensiva come se io avessi bestemmiato in chiesa. Pas mal.

MarioCX

Citazione di: velvet il 05 Agosto 2011, 09:24:42

In merito a Volontè aggiungerei alla lista consigliata anche Il caso Mattei di Francesco Rosi.

Assolutamente.
E anche "Le quattro giornate di Napoli" di un Nanni Loy baciato dall'ispirazione.

serpiko

Credo vi sia un errore di fondo.
Un conto è analizzare un'auto per la percezione che diede di sè all'epoca.
Un altro è analizzarla ed apprezzarla per quel che di quell'auto si può percepire oggi, a "n" decine d'anni dalla sua apparizione.

La prima analisi, di Bobby Zava, mi pare solo parzialmente condivisibile.
E' vero, era un'auto spocchiosa, almeno nell'italico percepire, e spocchioso era chi ne faceva uso. Forse, poi, non v'era distinzione di spocchia tra una Special e una 23ie Pallas, nonostante tra la prima e la seconda ballasse quasi un'altra Special.
Ma attenzione, l'utente medio ID non era proprio per questo l'utente medio DS, come si può ben vedere anche dai numeri di vendita e dalla comparabilità della ID (almeno post '68) a tante vetture italiche di più bassa cilindrata. Cosa che per le altre ammiraglie non accadeva. Emblematico il caso in famiglia: nel 1963, i miei nonni (lui tecnico, lei segretaria) erano indecisi tra Fulvia -su cui poi cadde la scelta-, Giulia e ID. E badate, non stiamo parlando di professionisti o dirigenti ma di persone del tutto normali. Tanto più che, a parità di persone normali, nel 1971 un tecnico collega di mio nonno potè comprarsi la DSuper nuova che oggi è nelle calde mani di Mariozzo nostro.
Quindi ok, la Pallas era l'auto del primario, del notaio, dell'avvocato e di qualche altra razza di persone che probabilmente all'epoca amava farsi precedere dal titolo perchè questo gli aprisse qualche corsia preferenziale.
Ma la Pallas, non la ID. Che infatti in Francia era un'auto del tutto da famiglia.
E la DS nella sua storia è anche e soprattutto ID, che status symbol tout-court certamente non era.

Testimonianza di ciò ne è poi proprio la storia più recente, e vengo alla seconda analisi.
Nessuna berlina tedesca avrebbe potuto diventare il fenomeno di colore anni '80 che è stata la DS ai tempi dei fricchettoni e della Mecca.
A renderlo possibile è stata proprio la sua essenza di auto, che ha saputo prescindere dall'utilizzo e dall'utenza cui era rivolta nei suoi vari allestimenti per avvolgerla in un'aura di mito universamente riconosciuta.
Cosa che non credo sia avvenuta per nessuna berlinona tedesca, ad eccezione di pochi modelli di pregio assolutamente incredibile che però già allora erano destinati a un pubblico ancora più eletto e ancora più esclusivo di quello citato in precedenza.

Quanto alla scelta della DS nel film, beh, avrei da ridire. Ho visto la pellicola 3/4 anni fa ma la ricordo perfettamente, tanto forte è stata la sua testimonianza e la sua denuncia.
Il film è stato girato nel 1971, ed è totalmente coevo. La DS sul cui cofano Volontè si sdraia, che viene poi tempestata di pugni e bruciata, e che rimane nel piazzale della ditta coperta da un telo in una scela poco avanti era una monofaro di anno modello imprecisabile.
Beh, presentare un industrale con un'auto vecchia di almeno 4 anni (almeno!) e visibilmente vecchia nello styling, peraltro presentandola sempre di muso, ovvero facendo emergere più possibile quel particolare, secondo me qualcosa voleva dire.
Proprio perchè nulla era casuale, ho sempre ipotizzato un messaggio del regista, che forse stava spiegando che in quegli anni non si potesse distruggere una 130 o una Flavia allo stesso modo per questioni politiche... Non so ma piazzare una monofaro in quel punto era proprio strano.


Citazione di: MarioCX il 05 Agosto 2011, 08:36:42
(...)
Citazione di: velvet il 04 Agosto 2011, 14:39:44
....interpretato da un gigantesco Gian Maria Volontè

Gigantesco.
Il De Niro del cinema italiano.
(...)

Nel lontano 2002 il figlio illegittimo del duce dedicò una puntata del suo maledettissimo programma a un Alberto Sordi ormai vecchio, assieme a Ornella Muti e Valeria Marini, De Sica e forse qualche altro salamelecco.
Tutti (tranne la Muti, quasi sorpresa da un così ampio caso di falsa devozione) si dissero emozionatissimi di aver lavorato con lui e si parlò del mancato Oscar all'attore come di un caso di poco rispetto delle istituzioni italiane, che avrebbero dovuto chiederne l'iscrizione agli awards, nei confronti del suo ampio lavoro.

Bene. Io m'incazzai tantissimo.
Perchè di Sordi riconosco il lavoro drammatico e apprezzo certamente alcune opere (La Grande Guerra su tutte) ma a Sordi non posso non imputare di aver fatto passare l'immagine dell'italiota sullo schermo di tanti, sdoganandola definitivamente, al punto che -secondo me- i più meschini tra gli italiani di quel tempo si sentirono autorizzati a comportarsi come un vitellone, piuttosto che come un italiano a roma etc etc.
Insomma, se l'attore Sordi non si discute, l'immagine che l'attore Sordi ha dato dell'Italia e degli Italiani secondo me è piccola piccola.

Volontè invece è stato incredibile.
Rimango ammaliato dalla sua recitazione, dalla sua capacità di interpretare personaggi differenti, in film mai banali peraltro. E ha dato dell'italiano non l'immagine del beone disposto a ingoiarsi tutto ma quella del "manipolato" (vaselinamente parlando) che avrebbe saputo anche reagire, se solo avesse avuto una guida decente a condurlo.
Cosa a mio avviso uguale nel risultato (vaselina e via) ma ben differente nell'approccio.

velvet

#9
Citazione di: serpiko il 05 Agosto 2011, 11:46:00

E' vero, era un'auto spocchiosa, almeno nell'italico percepire, e spocchioso era chi ne faceva uso. Forse, poi, non v'era distinzione di spocchia tra una Special e una 23ie Pallas, nonostante tra la prima e la seconda ballasse quasi un'altra Special.
Ma attenzione, l'utente medio ID non era proprio per questo l'utente medio DS, come si può ben vedere anche dai numeri di vendita e dalla comparabilità della ID (almeno post '68) a tante vetture italiche di più bassa cilindrata. Cosa che per le altre ammiraglie non accadeva. Emblematico il caso in famiglia: nel 1963, i miei nonni (lui tecnico, lei segretaria) erano indecisi tra Fulvia -su cui poi cadde la scelta-, Giulia e ID. E badate, non stiamo parlando di professionisti o dirigenti ma di persone del tutto normali. Tanto più che, a parità di persone normali, nel 1971 un tecnico collega di mio nonno potè comprarsi la DSuper nuova che oggi è nelle calde mani di Mariozzo nostro.
Quindi ok, la Pallas era l'auto del primario, del notaio, dell'avvocato e di qualche altra razza di persone che probabilmente all'epoca amava farsi precedere dal titolo perchè questo gli aprisse qualche corsia preferenziale.
Ma la Pallas, non la ID. Che infatti in Francia era un'auto del tutto da famiglia.
E la DS nella sua storia è anche e soprattutto ID, che status symbol tout-court certamente non era.

ID e DS erano tutte, senza eccezione alcuna, auto fuori dalla portata dei 4/5 della popolazione automobilistica italiana se acquistate nuove. Il massimo a cui si poteva aspirare nella fascia di reddito medio erano le varie 128/ Simca 1100/Alfasud/GS/Peugeot 204-304 e via andare.

Salvo capitali famigliari particolarmente solidi, le cilindrate dai 1600cc in su erano riservate a professionisti, medici, dirigenti, grossi commercianti.
Per dirne una, mio nonno paterno che all'epoca gestiva un grande magazzino con una ventina di dipendenti girava in Ford Taunus milletrè. Non per avarizia, ma perchè "quello" era il target.
Mio nonno materno, impiegato di buon livello in un consorzio pubblico con famiglia di 4 persone a carico, girava in Simca 1100.

Che ora mi si voglia far passare la ID in Italia come macchina del pueblo o della famigliola  (che invece quando andava bene si strizzava dentro una 127 due porte) mi pare un po' esagerato o almeno ottimistico per la condizione dell'italiano medio in quel periodo storico.

Citazione
Testimonianza di ciò ne è poi proprio la storia più recente, e vengo alla seconda analisi.
Nessuna berlina tedesca avrebbe potuto diventare il fenomeno di colore anni '80 che è stata la DS ai tempi dei fricchettoni e della Mecca.
A renderlo possibile è stata proprio la sua essenza di auto, che ha saputo prescindere dall'utilizzo e dall'utenza cui era rivolta nei suoi vari allestimenti per avvolgerla in un'aura di mito universamente riconosciuta.
Cosa che non credo sia avvenuta per nessuna berlinona tedesca, ad eccezione di pochi modelli di pregio assolutamente incredibile che però già allora erano destinati a un pubblico ancora più eletto e ancora più esclusivo di quello citato in precedenza.

Ogni epoca ha i suoi fenomeni di colore. Oggi che i frikkettoni e la musica Afro sono roba da casa di riposo, parlando di automobili come simbolo di unione e riconoscimento del branco c'è il fenomeno del tuning estremo: altrettanto aggregativo, altrettanto inviso alla gente "normale", altrettanto legato alla cultura di una determinata fascia d'età e sociale. Guardacaso il tuning si opera nella stragrande maggioranza dei casi su determinate auto teteske, perchè quello c'è a disposizione e quello piace.


Citazione
Quanto alla scelta della DS nel film, beh, avrei da ridire. Ho visto la pellicola 3/4 anni fa ma la ricordo perfettamente, tanto forte è stata la sua testimonianza e la sua denuncia.
Il film è stato girato nel 1971, ed è totalmente coevo. La DS sul cui cofano Volontè si sdraia, che viene poi tempestata di pugni e bruciata, e che rimane nel piazzale della ditta coperta da un telo in una scela poco avanti era una monofaro di anno modello imprecisabile.
Beh, presentare un industrale con un'auto vecchia di almeno 4 anni (almeno!) e visibilmente vecchia nello styling, peraltro presentandola sempre di muso, ovvero facendo emergere più possibile quel particolare, secondo me qualcosa voleva dire.
Proprio perchè nulla era casuale, ho sempre ipotizzato un messaggio del regista, che forse stava spiegando che in quegli anni non si potesse distruggere una 130 o una Flavia allo stesso modo per questioni politiche... Non so ma piazzare una monofaro in quel punto era proprio strano.


Per spiegare l'uso di una monofaro in un film a budget mediobasso, girato quasi completamente in location fra la fabbrica di ascensori Fantoni di Novara ed un complesso residenziale degli anni '50 non serve ricorrere a molti voli pindarici o a giustificazioni semantiche: a 3 anni dalla presentazione della bifaro (il film è stato girato nell'inverno del 70) comprare una DS o ID nuova per poi demolirla era una spesa fuori portata. Hanno preso una monofaro usata e via così.
Ma il simbolo, la classe di appartenenza e il chiaro segnale che si dà nel film quelli restano. Il Lulù di Volontè guida una vecchia 850 bianca, mica un' ID.

Come se io girassi un film oggi dalla trama simile a facessi entrare in fabbrica l'AD su una Audi A8 del 2009. Sempre un' A8 resta, anche se ha 3 anni ed è leggermente diversa dal modello ora a listino. Mi pare chiaro

Che poi a molti qui piaccia di più identificare la DS come romantica ed anticonformista berlina del medico buono di campagna quand'era nuova o dei freak quand' era in decadenza ci sta. Fatto sta che l'indubbia classe di appartenenza e il costo sia d'acquisto che d'uso la relegavano nella medesima categoria sociale che ora appartiene per conquista sul campo ad A6, BMW 5er o quello che volete.

serpiko

Citazione di: velvet il 05 Agosto 2011, 12:09:17
(...)
le cilindrate dai 1600cc in su erano riservate a professionisti, medici, dirigenti, grossi commercianti.
(...)
Che ora mi si voglia far passare la ID in Italia come macchina del pueblo o della famigliola  (che invece quando andava bene si strizzava dentro una 127 due porte) mi pare un po' esagerato o almeno ottimistico per la condizione dell'italiano medio in quel periodo storico.


No.
Faccio un paragone tra ID con Giulia e Fulvia, come il tecnico (non capotecnico) Sip illo tempore fece.
Ma forse non ha senso quantificare in numeri il bacino di possibile fruizione delle stesse.

La ID era una vettura nella fascia appena più che popolare che giustamente citi. Chiaro, la ID base, quindi un "a partire da" mentre le altre erano già buoni allestimenti, spesso al top. Ma ti garantisco, mio nonno non era benestante. Forse il 2° reddito in famiglia, in anni in cui il casalingato femminile era consuetudine perchè un unico stipendio poteva bastare, costituiva un surplus che aumentava il tenore di vita ma non penso basti a spiegare la differenza. Non con le cifre in gioco allora.
Anche perchè, qui lo ricordo, erano anni in cui si comprava un veicolo "ad mortem" e non "ad modam". Cosa che comportava, se nelle disponibilità, il fare un piccolo sacrificio per avere qualcosa di più.
Difatti la Fulvia del '65 (mi devo correggere rispetto a prima) fu pensionata solo nell'anno domini 1984. Buon investimento direi.

Che poi nel '65 l'operaio metalmeccanico unico lavoratore di famiglia spesso non potesse andare oltre la 600 è certo e suffragato dai fatti, ma appunto qui stiamo parlando di altro, di un'utenza media e di una diversificazione sociale fatta di molti più strati degli attuali.

Quoto invece il fattore cilindrata.
Nonostante la poca differenza di prezzo, il non avere un'auto di 2000 cc, un'auto "da sciur" come si dice dalle mie parti, fu uno dei motivi della scelta di un motore 1100 cc con carburatore doppiocorpo e potenza decisamente inferiore.
Scelta di cui mio nonno si pentiva a ogni falsopiano. "Ecco, 'g vureva 'lmen al milatrì".

serpiko

Citazione di: velvet il 05 Agosto 2011, 12:09:17
Citazione di: serpiko il 05 Agosto 2011, 11:46:00
Testimonianza di ciò ne è poi proprio la storia più recente, (...)

Ogni epoca ha i suoi fenomeni di colore. Oggi che i frikkettoni e la musica Afro sono roba da casa di riposo, parlando di automobili come simbolo di unione e riconoscimento del branco c'è il fenomeno del tuning estremo: altrettanto aggregativo, altrettanto inviso alla gente "normale", altrettanto legato alla cultura di una determinata fascia d'età e sociale. Guardacaso il tuning si opera nella stragrande maggioranza dei casi su determinate auto teteske, perchè quello c'è a disposizione e quello piace.


Qui non mi trovi d'accordo.
Il tuning risponde a criteri ben diversi.

Anzitutto non è l'acquistare un'auto vecchia e sorpassata in un momento di basso gradimento verso la stessa - cosa di per sè piuttosto economica fin quando non si tocca la manutenzione - ma l'allestire un qualsiasi modello, spesso moderno e attuale, con particolari tailor made e lavorazioni di grande manualità a colpi di biglietti da 100.
Dopodichè la maggior parte dell'utentato tuningizzante italiano è costituito da possessori di piccole e medie. Non certo di ammiraglie e berlinone.
Almeno dalle mie parti. Poi so che può cambiare da zona a zona, a seconda della moda, quindi non metto becco altrove.
Di fatto la differenza è grande.

serpiko

Citazione di: velvet il 05 Agosto 2011, 12:09:17
(...)
Per spiegare l'uso di una monofaro in un film a budget mediobasso, girato quasi completamente in location fra la fabbrica di ascensori Fantoni di Novara ed un complesso residenziale degli anni '50 non serve ricorrere a molti voli pindarici o a giustificazioni semantiche: a 3 anni dalla presentazione della bifaro (il film è stato girato nell'inverno del 70) comprare una DS o ID nuova per poi demolirla era una spesa fuori portata. Hanno preso una monofaro usata e via così.
Ma il simbolo, la classe di appartenenza e il chiaro segnale che si dà nel film quelli restano. Il Lulù di Volontè guida una vecchia 850 bianca, mica un' ID.

Due cose.
Non si confonda l'operaio di riferimento con il target della ID, per i motivi di cui a due risposte sopra.

Detto questo, mi mordo le balle per aver sempre rimandato -e infine non aver mai fatto- un giro in ID monofaro davanti a quel luogo. Due passi da casa, incredibilmente rimasto tale fino a pochi anni fa, anche perchè pienamente operativo.
Sarebbe stato un discreto revival.

velvet

Citazione di: serpiko il 05 Agosto 2011, 13:34:34

Forse il 2° reddito in famiglia, in anni in cui il casalingato femminile era consuetudine perchè un unico stipendio poteva bastare, costituiva un surplus che aumentava il tenore di vita ma non penso basti a spiegare la differenza.


Basta e avanza.
Fino agli anni '70 inoltrati il monoreddito era regola praticamente in tutta Italia isole comprese, e si parla di un'epoca in cui un'operaio con qualche lustro di lavoro alle spalle poteva comprarsi il terreno e costruire una casa per la famiglia con la ragionevole certezza di non dover fare troppi debiti. Non un'appartamento di 50mq, ma una casa intera.

Il doppio reddito quindi garantiva una situazione di indubbia agiatezza economica.

velvet

Citazione di: serpiko il 05 Agosto 2011, 13:40:08


Qui non mi trovi d'accordo.
Il tuning risponde a criteri ben diversi.

Anzitutto non è l'acquistare un'auto vecchia e sorpassata in un momento di basso gradimento verso la stessa - cosa di per sè piuttosto economica fin quando non si tocca la manutenzione - ma l'allestire un qualsiasi modello, spesso moderno e attuale, con particolari tailor made e lavorazioni di grande manualità a colpi di biglietti da 100.
Dopodichè la maggior parte dell'utentato tuningizzante italiano è costituito da possessori di piccole e medie. Non certo di ammiraglie e berlinone.
Almeno dalle mie parti. Poi so che può cambiare da zona a zona, a seconda della moda, quindi non metto becco altrove.
Di fatto la differenza è grande.

Qui vanno VW e Audi di penultima e terzultima generazione.
Che siano segmento C poco importa, è il fenomeno identificativo del branco che conta. Come avvenne per le DS in era afro.

SMF spam blocked by CleanTalk