"Spezzare la catena con una valanga di sorrisi"

Aperto da Martini, 14 Marzo 2016, 00:08:27

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Martini

Sono parole di André Citroën. La "catena" era la sua, quella catena di montaggio che al Quai de Javel assemblava le 10 e le 5HP.
Siamo alla fine degli anni '20 e a casa di André ci sono molti ospiti, incluso Charlie Chaplin.
Qui la traduzione del verbale di quella riunione: http://www.archiviostoricocitroen.info/public/2016/03/13/spezzare-la-catena-con-una-valanga-di-sorrisi/
Sul nostro sitino internet.

[:riv]

geo.chris

   Correggimi se sbaglio.

   André intendeva dire che nella sua catena di montaggio si dovevano creare i presupposti perché i suoi operai fossero felici e che, all'uscita dal lavoro, fossero sorridenti, contrariamente agli operai in uscita dalla fabbrica di Ford che sembravano "abiti che camminano"; giusto?

   In fin dei conti lui diceva che i suoi operai dovevano avere i soldi per comprarsi una Citroen ed il tempo per poterla utilizzare.

RicDyane

Citazione di: geo.chris il 14 Marzo 2016, 00:41:09
i suoi operai dovevano avere i soldi per comprarsi una Citroen ed il tempo per poterla utilizzare.
Anche questa era una stoccata a Ford, in quale diceva che i suoi operai dovevano avere i soldi per comprarsi una Ford... ma Citroen giustamente notava che non avevano il tempo per poterla utilizzare...

Martini

Per questo introdusse la settimana corta, le ferie pagate, le otto ore lavorative al giorno eccetera eccetera.
Aumentò, inoltre, i salari di tutti i suoi dipendenti.

Ma non era un santo e non va ricordato come tale: era semplicemente un'industriale molto brillante con un pessimo rapporto col mondo della finanza. Inclusa la propria.

[:wave]

cristiano

...slanci innovativi ampiamente ridotti in seguito, sino ad arrivare al nuovo corso PSA!
DLuxe febbraio 1972
XM 16VSX luglio 1998

Martini

Citazione di: cristiano il 14 Marzo 2016, 10:06:51
...slanci innovativi ampiamente ridotti in seguito, sino ad arrivare al nuovo corso PSA!

Vorrei ricordarti che l'unica innovazione introdotta da André Citroën nella sua "discesa in campo" nel mondo dell'automobile, fu proprio la catena di montaggio che assemblava auto straordinariamente convenzionali, come furono tutte le Citroën prima della "tutto acciaio". Poi i supporti motore elastici ed infine la Traction Avant.
Che gli costò straordinariamente cara...
Le innovazioni di Citroën furono quindi, in buona sostanza, tutte legate al metodo di produzione e commercializzazione delle automobili e -soprattutto- nel settore della comunicazione.
"Fare è niente senza far sapere d'aver fatto". Sono parole sue, ed in questo era un maestro assoluto.

cristiano

E dici poco? Mi pare tantissimo, rispetto al nulla cosmico attuale a 360° e non sto parlando solo dell'abbandono dell'idro.
DLuxe febbraio 1972
XM 16VSX luglio 1998

robyazz

Santo no, ma sentire certi concetti espressi da imprenditori è al giorno d'oggi impossibile...ad averne...
Però so che tu sei ormai un ammiratore dei tagliatori di teste  ;D ;D
BLOCCO EURO 0, IMBROGLIO VERO

Citroen C5 Break 2.0 i 16V Exclusive Automatic GPL 2006 / D Super5 GPL 1974 / Jaguar S-Type 3.0 V6 2000

quattrokki

Più della citazione, attira il libro...ne ho trovata solo una copia (usata) su Amazon; che voi sappiate, c'è anche in italiano, o devo pipparmi 560 pagine en fransè?

Avendo appena chiuso White House Years di Kissinger, vorrei una lettura meno faticosa... :canadian:
"Se perde olio, vuol dire che funziona"

Martini

Citazione di: quattrokki il 08 Aprile 2016, 01:07:21
Più della citazione, attira il libro...ne ho trovata solo una copia (usata) su Amazon; che voi sappiate, c'è anche in italiano, o devo pipparmi 560 pagine en fransè?

Avendo appena chiuso White House Years di Kissinger, vorrei una lettura meno faticosa... :canadian:

Nisba: il volume uscì in Francia e fu ritirato subito dalle librerie per ordine del tribunale, su istanza -pare- degli avvocati della famiglia Michelin che si sentiva diffamata dalle affermazioni dell'autore.
Le copie in giro sono pochine, anche se qualcuno di recente deve averne tirata fuori qualche cassa dalla cantina, perché l'offerta è sensibilmente aumentata.
Non è stato mai tradotto in italiano e ch'io sappia manco in altre lingue.

Immagino interessantissima la lettura del volume di Kissinger, lo sarebbe certamente di meno quella di questo tomone: il nostro Reiner, autore di altre biografie-choc come quella di Marilyn Monroe, Eva Peron ed Edith Piaf, ha dato alle stampe in tutto cinque libri: le tre biografie citate, quella di André ed un volume sulle torture nei lager nazisti che s'è rivelato un plagio di un volume già esistente...
Insomma, non siamo davanti né al Manzoni, né ad un papabile per il Pulitzer, quanto ad un tizio specializzato in libri per il Clubdeglieditori...
Il volume su Citroën è interessante per i molti spunti inediti e per le trascrizioni di verbali come quello della riunione citata, ma per molti altri versi va preso come un romanzetto da spiaggia.

Molto meglio il volume di Wolgensinger, che però manca di taaaaanti dettagli sul rapporto Citroën/Michelin che Wolgen non poteva che sottintendere.

quattrokki

Hmm...direi che il rischio di scoprire dettagli interessanti non vale le 35 cucuzze richieste  [A:mai].

Prima o poi dovrò leggere qualcosa sul curioso André - che non a caso scelsi come avatar undici anni fa; è singolare, in fondo, che abbia avuto la capacità di restare un punto di riferimento culturale così a lungo dopo la sua scomparsa, perfino dopo l'arrivo degli alsaziani.
"Se perde olio, vuol dire che funziona"

Martini

Se il mito di André Citroën è quel che è, bisogna ringraziare proprio un altro alsaziano: Jacques Wolgensinger, che prese le redini della comunicazione aziendale nel 1958 e le tenne fin troppo saldamente fino al 1989.
Wolgen, che era un giornalista più che un sociologo, capì subito che per fare comunicazione attorno ad un marchio così atipico, bisognava "stupire il mondo" ed elesse André a suo maestro, riprendendone idee e metodi.
Certe cose, funzionavano anche venticinque anni dopo. L'avventura, ad esempio: André spediva cingolati attraverso i continenti, Wolgen ci mandava carovane di giovani in bicilindriche.
Quando questo divenne comunque troppo costoso, spostò "l'avventura" sul registro dello sport accessibile a tutti e si inventò il 2CV Cross (che non a caso si chiava inizialmente "Pop cross").

Stupire il mondo intero. Questo faceva André e questo fece Wolgen, usando anche una certa retorica che somigliava più alla mitologia che alla narrazione. Lo faceva André, raccontando al mondo che Lindberg aveva trovato Parigi grazie alla scritta Citroën sulla Tour Eiffel, quando l'aviatore aveva detto "ho visto le luci della città" e lo faceva Wolgen, quando la marca del Double Chevron non aveva in listino che due modelli: le bicilindriche e la DS.
Sopperire grazie alla comunicazione alla "povertà" (di varietà, s'intende) del prodotto.

Basta citare le prime righe della prefazione all'edizione italiana dell'«André Citroën», scritta da Walter Brugnotti, per capire questa necessità di comunicazione:

«André Citroën, industriale dell'automobile? E' una (gran) parte della verità, ma non certamente tutta; la biografia di Jacques Wolgensinger dimostra infatti che, quantomeno, Citroën un'altra cosa la fece: raccontò, sempre (e quasi furiosamente), le automobili che produceva.
E anche come le produceva, e dove: e mentre le vendeva raccontava già altre storie, altre auto, altre fabbriche.»

Insisto nel dire che la biografia migliore tra quelle scritte su André Citroën è proprio quella di Wolgen: è la più completa, la più affidabile e quella che gode delle migliori fonti: l'archivio della famiglia Citroën e dell'azienda stessa.

quattrokki

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